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De André: il principe libero rappresentato dalla RAI è "ni"

13:17:00Federico Salluzzo


Quando si parla di arte il mio cervello si auto-indirizza principalmente su due strade: la musica e il cinema. Poi certamente l'arte può essere raffigurata e condivisa per infinite vie, ma diciamo che principalmente mi piace pensare che l'arte visiva e musicale rappresentino l'apice del significato di questa parola.

Ho voluto premettere ciò perché quando devo parlare di film strutturati e impostati sulle biopic di musicisti, cantanti e/o cantautori le mie aspettative si elevano di parecchio visto che film del genere coniugano queste due fantastiche forme di espressione. Ragion per cui adoro i musical, anche se poco c'entra con questo film.
Quando però all'alta aspettativa si contrappone la delusione è come se ricevessi una pugnalata sul mio concetto del bello.
Sicuramente parlarne con l'amaro in bocca non è il massimo per un fan del genere come il sottoscritto, ma alla luce dei fatti sento quasi l'esigenza, nel mio piccolo, di denunciare quello che ritengo sia stato uno mezzo schiaffo al cinema e al protagonista di questa storia.

Per la prima volta in questo blog parleremo di film, nella fattispecie di -Fabrizio De André: Principe libero-.
Film del 2018 per la regia di Luca Facchini, e prodotto da RAI Fiction per l'italico pubblico, racconta la storia del più grande poeta e cantautore ligure che con la sua musica è riuscito a rivoluzionare e far letteralmente impazzire tutti gli amanti del cantautorato italiano.

Tendenzialmente preferisco evitare la visione di un prodotto RAI, perché per un mio preconcetto stupido do' per scontato che il prodotto finale sia abbastanza scadente, ma in questo caso ho voluto fare un'eccezione dato che per rappresentare il Faber è stato scelto, a mio avviso, uno dei migliori attori italiani in circolazione: Luca Marinelli.


So che i preconcetti nel cinema sono sbagliati anche se si tratta di produzioni "politicaly correct" come quelli di RAI Fiction, ma non ci posso far nulla son più forti di me soprattutto visti i recenti sceneggiati che vengono trasmessi nei canali nazionali. In questo caso però vista la storia che si doveva narrare e il cast ho deciso di mettere da parte tutto, svuotarmi da questo malsano pensiero e dare una chance a questo prodotto.

Il film di per sé non è male perché comunque riesce a coinvolgerti nelle vicende dell'artista, ma per un appassionato di cinema come me la mancata cura nei dettagli è una sprangata sui denti per quella che doveva essere la pellicola biografica più rivoluzionaria di sempre.


La storia inizia con De André e Dori nella loro tenuta in Sardegna quando la sera, dopo una mangiata in famiglia, vengono rapiti in quello che poi diventerà il famoso -sequestro di De André e Dori Ghezzi del 79-. Da quel momento parte la narrazione che accompagnerà lo spettatore durante il corso delle due puntate.
Vediamo un De André giovane che insieme all'amico Paolo Villaggio (interpretato magistralmente da Gianluca Gobbi) inizia il suo percorso artistico avvicinandosi alla musica e alla poesia.
Parallelamente a ciò si vede anche l'eterna lotta che Fabrizio ha con la borghesia del tempo di cui ne faceva parte ma che non si rispecchiava minimamente, vivendoci perennemente in lotta. Lotta che viene palesata allo spettatore tramite il conflitto generazionale con il padre.
Un padre ligio alle regole e inquadrato dentro uno schema che non rispecchiava assolutamente l'estro creativo e anarchico di De André. Situazione che non si verifica nel rapporto con il fratello, perché anche se ha seguito i consigli del padre diventando un ottimo avvocato è rimasto sempre molto umile accanto al piccolo Fabrizio.

La cosa che mi ha creato più disagio è stato il fatto che viene rappresentato un De André perennemente legato all'alcool e al fumo e che quasi senta l'esigenza di andare a prostitute ogni qualvolta lui possa evadere da casa.
Non voglio proferire altre parole sulla questione perché il film è stato girato con il contributo di Dori Ghezzi e la -Fondazione Fabrizio De André ONLUS- di Genova, che di informazioni e abitudini sull'artista sicuramente ne sanno più di me, ma andare a minimizzare uno dei più grandi poeti del ventesimo secolo con solo alcool, puttane e fumo mi sembra abbastanza irrispettoso nei confronti di chi anche pur vivendo in un ambiente sociale borghese ha avuto il coraggio di denunciare e di parlare di quelli che la società considerava i "freak" come direbbero in Inghilterra, ossia i "mostri", i disadattati, i nani, le prostitute, i gay e tutte quelle minoranze che all'epoca dei fatti venivano soltanto ghettizzati e etichettati come mele marce dalla stessa borghesia da dove il Faber proveniva e che provava ogni giorno a combattere.

Come detto a inizio articolo la mancata cura nei dettagli mi fanno storcere (e di non poco) il naso su questa pellicola che si pronosticava un piccolo gioiello quasi documentaristico per le generazioni future che avrebbero voluto studiare il cantautore. 
La mancata fotografica, il montaggio lasciato un po' così e la regia sconclusionata sono solo alcuni dei difetti che personalmente ho visto in questo prodotto. Poi se vogliamo essere più puntigliosi basta focalizzarci sul tutte quelle volte che De André si trovava a scrivere una sua canzone con una semplice BIC, ignorando minimamente il nomignolo del -Faber- che Villaggio gli ha dato in quanto Fabrizio era solito scrivere i suoi testi con una -Faber Castell-.


Insomma la mediocrità delle produzioni nazional popolari italiani deve sempre tornare in auge in ogni minima cosa che viene fatta, giammai pensare di creare un qualcosa che sia di alto livello e soprattutto con uno studio registico ed estetico alle spalle. La cosa che mi fa incazzare è che di gente creativa e competente in Italia c'è ne sta parecchia, solo che per un motivo o per un altro viene sempre messa da parte.

Per quanto mi riguarda la sufficienza questo film la raggiunge e la supera di poco semplicemente perché ha un cast veramente all'altezza dei ruoli e che, tolto Marinelli, non mi sarei mai aspettato che riuscisse a impersonificare al meglio i protagonisti. Da Luigi Tenco a Villaggio, dalla Ghezzi alla famiglia De André tutta.

Sicuramente è un film che va visto se siete amanti della musica e della figura di Fabrizio, ma se come me, avete tendenze perfezioniste quando guarderete questo prodotto cinematografico rischierete di rimanere delusi. 

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