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Il "se solo potessi" di Cranio Randagio che ha scosso il pubblico

19:30:00Federico Salluzzo


Da un periodo a sta parte avevo in mente di scrivere qualcosa su Cranio Randagio, ma per ovvi motivi legati alla mancanza di tempo ho sempre rimandato… no scherzo, il fatto è che sono un procrastinatore seriale e quindi quando penso che voglio fare una cosa la postpongo con durata indeterminata nel tempo. Ma comunque alla fine, con i miei tempi, porto sempre a termine i miei compiti.

Qualche settimana fa però, nel bel mezzo di un pomeriggio uggioso novembrino mi ritrovo nella home di YouTube un nuovo video tra i suggerimenti. Il titolo recitava: “Se solo potessi – Cranio Randagio”.
Alla vista son rimasto un po’ x, perché Vittorio Andrei (Cranio Randagio appunto) è morto più di un anno fa e quindi non riuscivo a capire com'è potuto uscire un pezzo un anno dopo la sua morte.

Facendo un po’ di ricerche scopro che l’artista ha pubblicato tre EP e un album intero fino al 2016. L’album è – 06-02 Crescere – ed è reperibile su spotify:


Gli EP pubblicati invece sono -Mezzo vuoto- uscito nel 2013, -Love&Feeling- e -Il re leone- nel 2016. Quest’ultimo però non ha visto la pubblicazione in quell’anno perché appunto l’artista è morto e quindi la casa discografica ha preferito rimandare la pubblicazione. Pubblicazione che avviene esattamente un anno dopo dalla sua morte con l’uscita, appunto, del primo singolo in questione.


-Se solo potessi- è uno di quei pezzi completamente rap nel contenuto; con tale affermazione intendo dire che sfruttano al 100% il senso comunicativo da cui è nato questo fantastico genere, ovvero quello di parlare di vita, di dissing e soprattutto di quanto sia difficile uscire dal “ghetto” portando al grande pubblico la propria arte.
Al tempo lo fece Afrika Bambaataa tra le vie del Bronx a New York, seguito poi da Tupac e Notorious BIG che insieme, tra dissing e “battle” sono riusciti a lanciare questo genere che poi nel tempo creò anche artisti enormi come Eminem o Snop Dogg.
In Italia arriva un po’ dopo e viene storpiato e adattato al mainstream quello brutto.
Solo artisti come: Caparezza, Fido Guido, DJ Gruff e i primi Articolo 31 ne hanno reso giustizia, dopo il vuoto più totale, fino ad arrivare al recentissimo lowlow (di cui ne parleremo in un altro articolo) e Cranio Randagio.


Vittorio è innovativo, parla di vita e di sofferenza, cita i grandi maestri del cantautorato italiano come ha fatto con De Andrè in -Petrolio- e fa innamorare subito tutti dei suoi brani.
Il neorealismo, come nel cinema anche nella musica piace, e parlare delle sue difficoltà lo portano a farsi ammirare prima da Mika (a X-Factor) e poi dai suoi fan.

Il pezzo di per se è un urlo dissacrante che l’artista fa al suo pubblico spiegando in appena due strofe che cosa ha subito durante la sua infanzia e cosa gli piacerebbe magari cambiare di se per essere migliore.
E’ interessante analizzare il fatto che comunque uno come Cranio Randagio è stato costretto ad utilizzare un talent show per cercare di fuoriuscire da quella che è l’ignoranza musicale italiana e dall’italiano scarno musicalmente che come un pecorone continua ad andare dietro a gente che non porta nulla di costruttivo alla musica, se non solo ed esclusivamente soldi nelle proprie tasche.

Il brano è il seguente e secondo me deve essere letto mentre lo si ascolta, perché ti fa capire quante difficoltà può affrontare un ragazzo di appena vent’anni. Questo un po’ per spiegate ai generalisti che non tutti i giovani sono scansafatiche o dei bamboccioni attaccati perennemente alla tetta della madre:

Stamattina faccio schifo
La camera da letto pare una distilleria
La puzza di sto whiskey non la copre il dentifricio
Forse che sto male è vero, non è una diceria
Preferisco perdermi che ritrovarmi
Mi sono cercato a lungo, lungo sta via
Mi hai visto partire solo, senza armi
E mi ritrovi alcolizzato in preda alla follia
E non posso farne a meno
Anni ripetendo promettendo che smettevo
Ferite sotto pelle
Vedi me sotto pillole
Tutto pallido, questo corpo lo malmeno
Non ne posso più
Di vedere mamma senza un euro
Senza il tempo per un hobby
Lei che per i figli cose folli
Che rincasando strilla, le notti
"Vittorio non ci stanno i soldi"
Non posso che odiarti a te che
Hai tutto fra le mani e non combini niente
Non si può guarire veramente
Da quando un padre assente
Si ammazza senza manco dirti niente (Fanculo)
Non posso ridare a Chicco David
Ma ruggire sulle sue basi, quello si
Dal primo giorno che m'ha detto "vali"
Mi son messo l'elmetto e gli ho promesso
Questi inetti li sbaraglio tutti io

Se solo potessi
Essere meno sincero
Un essere superficiale
E darvi un po' meno
Pezzi di me
Se solo potessi
Cambiare la mia nazione
Col peso di una canzone
Doserei più le parole
Parlerei un pò meno di me

Ho un fratello piccoletto a cui
Vorrei insegnare come camminare in questi tempi bui
Con la testa in alto
Con le spalle larghe
Tieni su la guardia e non guardarmi piangere
L'uomo di casa con responsabilità
Molto più grandi di quanto lui grande sia
E guerra sia
A 15 anni in casa mia volan piatti
Nassiria nella stanza
Scappo via dall'Italia
E non posso fare finta non so fatto di ferro
Da bambino in fissa col Gigante di ferro
Un sognatore, in un cartone cerca le sicurezze
Prima era animato, ora dosato in goccette
Quante docce di fango per prendermi la mia fetta (Quante?)
Sto ancora scostando il sangue dalla gavetta
Sto ancora contando quanti amici che ho perso
Sto ancora scontando per la mia insicurezza
Figli di puttana, punto in alto
Un falco pellegrino sull'Atlantico in piena caccia
Ho mangiato la merda non miele d'acacia
Ora vi sparo da quassù, come a Gacha
Il rap è un visto pe un randagio come me
Mi permette di partire e di alloggiare fra le rime
Terra di confine fra pace e pazzia
L'unico concime che sostenta la mia via

Se solo potessi
Essere meno sincero
Un essere superficiale
E darvi un pò meno
Pezzi di me
Se solo potessi
Cambiare la mia nazione
Col peso di una canzone
Doserei un pò le parole
Parlerei un pò meno di me

Che dire, a me ha fatto male riascoltare la sua voce ad un anno dal suo decesso, poi soprattutto con un brano che sembra quasi anticipare la sua prematura morte. Sta di fatto che mi è venuta la pelle d’oca e la voglia di scrivere un mio pensiero cercando magari di avvicinare qualcuno a quei pochi testi che questo ragazzo è riuscito a scrivere.
Continua a riposare in pace Vittorio, che ci penserà la tua musica a mantenerti vivo tra i tuoi fan e gli appassionati di questa fantastica arte come me.

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