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Speciale: MALCOLM YOUNG. Pezzi di adolescenza che vanno via.

14:34:00Caterina Marino

La morte di Malcolm Young non è stata un fulmine al ciel sereno. Le ormai critiche condizioni di salute del chitarrista erano già cosa nota da tempo, tanto che lo stesso aveva deciso di lasciare gli AC/DC con enorme rammarico da parte dei compagni e dei fan di tutto il mondo. Ed è totalmente inutile che io vi dica quanto sia stata fondamentale la presenza di questa band nella storia del Rock and Roll e della musica in generale. Ciò di cui voglio parlarvi è invece la altrettanto fondamentale presenza che questa band, perciò i suoi membri e la loro musica (scritta spesso proprio da Malcolm Young) hanno avuto nella mia storia personale, così come in quella di molti di voi.


Ho cominciato ad appassionarmi in maniera sistematica alla musica nel 2009. Gli AC/DC sono stati il mio primo gruppo preferito. Devo moltissimo a questo gruppo e i miei ricordi sono indissolubilmente legati alle loro canzoni. Probabilmente adesso scrivo per questo blog anche grazie a loro. Col tempo tuttavia, man mano che i miei interessi sono cresciuti e maturati, ho piano piano smesso di ascoltarli. Non è un male, né una colpa: alcune cose saranno per sempre relegate all'adolescenza, ed è così che deve andare, fa parte del fascino dell'essere teenager.
Ma quando ho appreso la notizia della scomparsa di Malcolm Young è scattato qualcosa che non aveva a che fare con la musica, ma solo con me.

Nell'ultimo periodo sono venuti a mancare molti grandissimi artisti di quella generazione che ha reso la musica universale. La morte tuttavia fa parte dell'esistenza stessa ed anzi è proprio questa a consegnare una rockstar alla leggenda. Tutti noi potremmo ancora e per sempre ascoltare i loro dischi e le loro canzoni e ad un certo punto che un artista sia vivo o sia morto non farà più alcuna differenza. Per quanto io abbia amato le sue canzoni, non posso dire che mi mancherà da morire Malcolm Young, perché non l'ho mai conosciuto, potrò provare, e provo, un grande dispiacere. Quello che mi mancherà è un pezzo della mia adolescenza. Il riferimento che dietro ad una canzone che conosci a memoria, ci sia un nome e una sensibilità che abbia potuto scriverla e interpretarla. Per tutta la mia vita ho ascoltato musica di gente morta. Non potendo andare ai concerti, né ascoltare interviste recenti, o dischi recenti, avevo solo la loro musica. Ma quando trovavo un gruppo che mi piaceva, una band viva e vitale, questa diventava un riferimento, un punto fermo. In un età in cui tutto è strano e incerto, la musica potrebbe essere la tua unica amica, fino alla fine. E quando l'adolescenza finisce, ti rimangono anche questi ricordi e questi riferimenti.

David Bowie, Leonard Cohen e adesso anche Malcolm Young erano dei riferimenti. Erano persone "vere" o quantomeno viventi, dietro i loro album. E adesso non ci sono più e fa insensatamente male.

Mi domando cosa succederà quando tutti i miei riferimenti andranno via.






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