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Kraftwerk: i padri fondatori dell'elettronica anche in 3D

19:06:00Federico Salluzzo


E pensare che nell'ormai lontano 2016 avevo promesso alla nostra Caterina di scrivere un articolo nell'immediato. Era ottobre se non sbaglio o settembre, non ricordo bene, però oggi, a più di un anno di distanza mantengo la mia promessa. Come si dice? Meglio tardi che mai, no?

Potrei dire che non avevo l'occasione giusta per scrivere un bel articolo che parlasse di bella musica, però la vera causa è sempre e soltanto una: la mancanza di tempo.

In questo articolo dunque voglio parlarvi di un concerto che ho visto qualche settimana fa: -The catalogue 1,2,3,4,5,6,7,8- ovvero la raccolta degli otto album dei Kraftwerk pubblicati a partire dal '74.
I Kraftwerk hanno presentato in più date, nello stesso posto, tutti i vari album dal primo all'ottavo. Io nella fattispecie son andato a vedere il numero 7 -The Mix (1991)-; un po' perché il sette è un numero molto presente nella mia vita, un po' perché i brani proposti nel suddetto album sono tra i miei preferiti. Quindi faccio i biglietti, mi prendo un bel posto numerato e scelgo di partire.
Non a caso, il concerto è il 7 di novembre alle OGR - Officine Grandi Riparazioni di Torino.
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Non sto qui a parlarvi della fantastica struttura che ha ospitato il concertazzo. Anzi si, due parole voglio spenderle, perché è importate dare un quadro chiaro per cercare di farvi percepire al massimo la potenza che si trasmette quando si riesce ad amalgamare bene l'ambiente con l'artista.
Infatti le OGR sono una mega struttura rude, in mattoni e ferro che trasmette di per se già tanta potenza creativa; assistere ad un concerto del genere, seduti, al chiuso, con un audio spettacolare e una video non da meno è il top per chi, come me, è un amante sia della musica, che delle arti visive. Personalmente ho sempre assistito a concerti all'aperto o in stadi e devo dire che dopo aver vissuto quest'esperienza posso certificare che è un viaggio, un trip che ti prende dal momento in cui ti siedi fino alla fine quando vai via.


Adesso però voglio concentrami sullo spettacolo:
I Kraftwerk partono alla grande con il primo medley in scaletta -Numbers- seguito da -Computer World- ed è subito magia.



La coreografia è magistrale e la regia video non è da meno. Pensare che gestiscono tutto loro mi fa venire già la pelle d'oca. Allo spegnimento delle luci, quando ci sta quel silenzio in sala pre partenza, la mia adrenalina si fa sempre più presente dentro il mio corpo come quasi una botta di eroina; mi riscalda ed eccita allo stesso tempo, un attimo di attesa e poi è BOOM!


Quella che vedete in foto è ovviamente una serie di numeri, numeri che appunto rappresentano il "catalogue" e al partire del primo brano, nel mezzo del buio più totale, si illuminano questi numeri in sequenza a ritmo di musica e colori. Già qui il pubblico over 50 inizia ad urlare.

L'energia è sempre più nell'aeree io non riesco a staccare gli occhi da quel palco per nemmeno un'istante. Si perché all'ingresso ovviamente ti davano degli occhialini 3D e nel momento in cui li ho indossati, in qualche modo, sono riusciti a catapultarmi dentro la musica, la loro musica. Manco fossi al cinema a guardare un nuovo film di Cameron.
Lì per lì rimasi spiazzato, perché non potevo immaginarmi tanto, ma quando sono entrato nel mood "Kraftwerk" quelle due ore mi son volate e loro sono stati magistrali in ogni singolo pezzo e/o medley che andavano a proporre. 

L'ambiente era caldo e la bella atmosfera si percepiva sulla pelle. Loro sono stati bravi a creare quel giusto mix tra musica, video e luci e ripeto ancora volta, pensare che gestivano tutto loro senza alcun aiuto da nessuna regia esterna mi ha fatto impazzire totalmente.
Dopo questo concerto, quando sentirò parlare di arte la prima cosa che mi verrà in mente sarà questa. Maestri over 60 che fanno sognare ed emozionare un ragazzino di 26 anni che in quel momento si sentiva come un dodicenne a natale quando gli viene regalato il videogioco appena uscito al negozio.


Non voglio più continuare perché altrimenti rischierei di non riuscire a far percepire la magia di questo evento al 100%, vi dico solo di andarlo a vedere se vi capita, perché robe del genere sarà difficile riviverle una volta che i suddetti saranno fuori dalle scene pubbliche.

Questi signori a 70 anni hanno l'abilità di riuscire a creare innovazione musicale ancora oggi nel 2017 quando la sopracitata innovazione è assente, o quasi, nel panorama artistico Europeo e mondiale. 


Solo una parola per definirli: MAESTRI!


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